
Nella sua rassegna su Il Golosario, Paolo Massobrio da notizia della posizione di Cristina Mercuri, prima italiana a ottenere il titolo dell’Institute of Masters of Wine; la quale, per contrastare la flessione dei consumi e riconquistare i giovani, indica come soglia simbolica un prezzo minimo di 4 euro a bottiglia. Una proposta che suscita dubbi perché a quel livello, molte cantine, specie le medio-piccole, faticherebbero a coprire i costi, con il rischio di favorire produzioni industriali a basso margine (vino cartonato? ) .
La rassegna indica come di segno diverso l’intervento di Dario Tommasi, della Tommasi Viticoltori: (oltre 240 ettari di vigne): ridurre le rese a 100 quintali per ettaro e attivare sostegni dedicati alla promozione, così da difendere il valore anziché comprimere i prezzi.
Intanto a Bordeaux la crisi è profonda: circa 1.200 aziende indebitate e grandi quantità di vino invenduto. Il governo francese, con l’appoggio dell’Unione Europea, ha stanziato 130 milioni di euro per l’espianto dei vigneti, a chi rinuncia al reimpianto per sei anni. Notizia non nuova e “contro natura”. Insomma, tre strategie a confronto: abbassare i prezzi, ridurre l’offerta o tagliare le superfici. Il settore cerca ancora l’equilibrio.







