
La cosiddetta shrinkflation, che comporta una riduzione della quantità di gelato venduta senza variazioni di prezzo, continua a suscitare polemiche. L’introduzione dell’obbligo di indicare chiaramente in etichetta queste diminuzioni di peso è però ferma a causa di una procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Europea. Di conseguenza, il Ministero competente è stato costretto ad avviare un confronto con Bruxelles per individuare una formulazione normativa modificata e compatibile con le regole comunitarie.
Nelle gelaterie artigianali il fenomeno è più difficile da misurare perché il prodotto viene spesso venduto “a porzione” (cono, coppetta o vaschetta) e non con un peso standard indicato in etichetta. Tuttavia, molti consumatori hanno segnalato coppette meno abbondanti, riduzione del numero di gusti inclusi nel prezzo o diminuzione del peso delle vaschette da asporto senza una corrispondente riduzione del prezzo. In questi casi si parla più propriamente di una riduzione della quantità offerta a parità di prezzo, anche se non sempre è documentabile con precisione.
Il fenomeno della shrinkflation non riguarda soltanto i gelati confezionati dell’industria alimentare, ma ha interessato negli ultimi tempi numerose categorie di prodotti Le categorie maggiormente coinvolte sono invece quelle dei prodotti confezionati: biscotti e merendine; patatine e snack; cioccolato e tavolette; caffè; yogurt e dessert; pasta e riso in alcune onfezioni; detersivi e prodotti per la casa; carta igienica e rotoli di carta assorbente.
In molti casi la confezione mantiene dimensioni simili, mentre il contenuto passa, ad esempio, da 500 a 450 grammi, da 1 litro a 900 millilitri oppure da 10 a 8 pezzi.
Va inoltre distinto il fenomeno dalla cosiddetta skimpflation: in questo caso il prezzo e il peso restano invariati, ma vengono impiegati ingredienti o materie prime di qualità inferiore per contenere i costi.I dettagli sul seguente link: https://www.instagram.com/p/C8MCVZdMGpF







