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A Dolcedo (IM) il ristorante CASA DELLA ROCCA

Dolcedo – CASA DELLA ROCCA – Via Ripalta 3 – Tel. 0183 682 648

A Dolcedo, tra le prime case abbarbicate al borgo con ambiente calmo e molto ligure, Casa della Rocca occupa gli spazi di un antico frantoio recuperato con intelligenza e una certa dose di amore per le cose ben fatte. Pietra, legno e vecchi attrezzi della lavorazione delle olive continuano a raccontare la storia del luogo: le grandi macine e il torchio non sono lì per scenografia “instagrammabile”, ma ricordano che qui l’olio si faceva sul serio. Il risultato è un ambiente suggestivo, rustico ma ordinato, dove anche il disordine antico è stato messo in riga con nitore assoluto ed eleganza “da capire”.

L’accoglienza è valorizzata da tavoli ben sistemati, mise en place funzionali e una cura evidente per i dettagli, senza mai scivolare nella rigidità da ristorante “troppo perfetto per essere rilassante”: si sta bene, e questa è già una qualità non banale. Nella bella stagione si aggiunge uno spartano dehor, quasi un piccolo rifugio con clima da fresco fondovalle, perfetto per chi ama cenare con il rumore del mondo …. tenuto a distanza.

La regia gastronomica è affidata a professionisti con curriculum solidi e una certa allergia agli effetti speciali. La loro cucina evita virtuosismi inutili e preferisce una strada più trasparente: tecnica pulita, ingredienti scelti con criterio e sapori immediatamente “leggibili”. La tradizione ligure è il punto di partenza, poi rielaborata con misura e qualche tocco contemporaneo che non cerca applausi ma consenso. E, dettaglio non secondario, il pane, la focaccia e i grissini artigianali fanno già capire che qui non si scherza fin dall’iniziale benvenuto.

Oltre alla scelta tradizionale alla carta, la casa propone un equilibrato menu degustazione di quattro portate (€ 48), con eventuale abbinamento vini (+ € 38) per chi vuole lasciarsi guidare senza troppe decisioni — soluzione sempre consigliabile quando si è in modalità “mi fido e mi godo la serata”. Seguono le proposte alla carta, a partire dal tris di focacce o Sardenaira, quasi un piccolo biglietto da visita goloso. Tra gli antipasti spicca il Capponmagro della casa e il curioso ma centrato cuore di lattuga alla plancha con latte di mandorla. Nei primi segnalo il risotto Carnaroli con gamberi di Oneglia, limone e finocchio marino, piatto che mette insieme terra e mare con naturalezza. Nei secondi la locale corvina (un pesce della famiglia dell’ombrina) ai carboni con cipollotto e cremoso al limone conferma la linea pulita della cucina. I dessert chiudono con discrezione centrata, ad esempio con il cremoso ai tre cioccolati, che non ha bisogno di effetti speciali.

La carta vini offre una selezione ampia e ben pensata, con numerose etichette disponibili al bicchiere e una presenza di Champagne sorprendentemente generosa per il contesto, cosa che non guasta mai e rende il tutto un po’ più allegro senza esagerare. In sala Valeria Lorando coordina accortamente un servizio professionale non “ingessato”, con quella rara capacità di essere disponibile ed efficiente senza trasformare la cena in una “cerimonia”. Un equilibrio in sala che oggi vale quanto una buona cucina.

In conclusione, una tavola che riesce a mettere insieme fascino storico, cucina solida e prezzi corretti, con un’atmosfera complessiva che invita più alla convivialità che alla reverenza. Un indirizzo affidabile, frequentato sia dagli abitanti della zona sia da clientela internazionale ormai affezionata, che evidentemente ha deciso di tenerselo stretto, visto che continua ad essere aperto, nonostante la recente filiazione di un nuovo loro locale ad Oneglia. Conviene organizzarsi per tempo: il rischio di trovare tutto pieno è concreto. Per il parcheggio, meglio non fare gli eroi e usare quello comunale a circa 200 metri, evitando la caccia al posto nella decina di spazi lungo l’angusto viottolo che porta al ristorante.

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