
BADALUCCO (IM) –Osteria Cian de Bià – Via Silvio Pellico 14 – Tel. 0184 055540
Badalucco è un borgo che solitamente si attraversa, ma invece sarebbe meglio frequentarlo. Piano, senza fretta, quasi chiedendo permesso a taluni “carrugi” (vicoli) stretti, ombrosi e crepuscolari perfino a mezzogiorno, con il sole che penetra traverso lasciando regnare la pietra, il silenzio e qualche geranio ostinatamente gentile. È un paese che continua a vivere di orti, olivi e tradizioni e parrebbe non aver ancora ceduto alle sirene dell’ “esperienziale è bello”. Chi ha gambe e curiosità può salire verso la parte alta del borgo, dove si aprono scorci panoramici che meritano. Chi invece appartiene alla più diffusa categoria dei “contemplativi” può fermarsi nella parte bassa, a valle del ponte sul torrente Argentina che apre a tripudi di bellezza rammentando però a tutti la sua forza quando s’arrabbia… . In questo scenario decisamente lontano dalla movida balneare trova casa Cian de Bià, una di quelle osterie di tono che fanno sembrare semplici le cose difficili: conservare l’anima della Liguria contadina senza trasformarla in un museo e fare buona cucina senza sentire il bisogno di spiegare ogni piatto con minuti di filosofeggiamenti gastronomici.
L’AMBIENTE occupa una antica casa in pietra restaurata con intelligenza e rispetto. Nessun designer in crisi creativa ha pensato di appendere biciclette al soffitto o tubi innocenti alle pareti. Qui si è preferito fare una cosa “rivoluzionaria”: lasciare che la casa continui a sembrare una casa. Pietra a vista, caminetto, due salette raccolte, atmosfera calda e dettagli curati senza ostentazione, fili elettrici intrecciati stile vintage (a norma di legge). Le tovaglie sono in stoffa, i tovaglioli di carta leggera; un peccato? Sì, ma solo veniale, tutto considerando.
La LISTA DEI CIBI non esiste. O meglio, esiste nella pensiero di chi cucina e nella voce di chi serve ai tavoli. Un anno dopo l’altro, anche nell’ ultima mia visita ho ritrovato la cucina di sempre che non cerca applausi, ma li ottiene lo stesso. Ottima l’insalata russa, preparata come le nonne comandavano; classico il vitello tonnato; memorabile un brandacujun che meriterebbe quasi la tutela dell’UNESCO; poi ravioli alle erbette e bietole di campo con olio e timo, tagliatelle ai funghi e pomodorini, coniglio in casseruola, arrosto con patate e, per chiudere, un budino alla crema “della nonna”. Ma se, causa dieta, “osate” non vuotare del tutto il piatto di portata non vi guardano storto come le antiche nonne…
La CANTINA è oggi un po’ meno ampia rispetto al passato, ma resta percepibile lo zampino di patron IVO che conosce etichette con competenza e ricarichi indulgenti, con vini serviti anche a quartini o a bicchiere.
Il SERVIZIO è sorridente, presente quando è il momento e invisibile quando è giusto. Da queste parti direbbero che non fa “sciatu” (scalpore): non cerca di impressionare, semplicemente funziona e funziona bene e senza allungare affatto le soste, se così voi preferite.
CONCLUDENDO: è un indirizzo per chi cerca la Liguria vera, quella degli orti, dell’olio buono e delle ricette che non hanno bisogno di traduzione simultanea. Le portate arrivano al centro del tavolo e si condividono, come vuole una tradizione che mette al primo posto la convivialità. E anche una certa abbondanza che, diciamolo, non è sempre così altrove. Il CONTO? Con 40 euro “arrivano” tre antipasti, due primi, due secondi, dolce della casa e caffè, con la possibilità di “saltare” qualche portata. Veniteci senza fretta. sedetevi, dimenticate il telefono e lasciate fare … . In un’epoca in cui molti ristoranti sembrano voler stupire prima ancora di sfamare, qui accade esattamente il contrario: prima si mangia bene, poi, quasi senza accorgersene, si esce anche di buon umore senza che neppure i Liguri ripassino il conto: non è un dettaglio anzi, di questi tempi è un caso tra i più
rari …







