
Sanremo – BACCARA BISTROT BELLO – Piazza Vincenzo Muccioli 15 – Tel. 0184 1958592
L’AMBIENTE è bello, curatissimo e il colpo d’occhio è davvero piacevole. Fiori freschi ad ogni tavolo, poltroncine comode e ben imbottite in cui è facilissimo prendersela comoda. Tovaglie classiche ad ogni tavolo. La sala bar è separata ma adiacente, scelta smart che rende gli spazi più dinamici e cangianti a seconda delle necessità. Al piano superiore, una saletta accogliente e più raccolta, perfetta per chi cerca un ambiente per pasti di lavoro o di famiglia. L’insieme è elegante ma senza rigidità, curato ma mai impostato: un ambiente che oggi si direbbe decisamente “on point”.
SERVIZIO: l’accoglienza è professionale, più sostanza che scena: qui si punta su misura e concretezza. Personale stabile vestito in scuro, presenza con discrezione, ritmo fluido. Non è un servizio “wow” nel senso spettacolare, ma è preciso, affidabile e senza inciampi: in una parola, funziona quando deve.
La CUCINA (chef Claudio Manti) prevede: Coperto e servizio (€ 3). ANTIPASTI (€ 16-39), tra i quali il Cappon magro di pesce bianco, verdure miste di stagione, frutti di mare e salsa verde: interpretazione delicata, quasi “light”, che punta sull’equilibrio: piacevole, pulito, forse un filo trattenuto, ma per chi ama guizzi più decisi c’è l’acciuga e qualche cappero. In carta anche l’ Uovo 62 CBT (= cotto a bassa Temperatura 62°), spuma di cavolfiore, tartufo nero e chips di topinambur: piatto molto contemporaneo, che presuppone strutture attente. PRIMI PIATTI (€ 16-24)Risotto “alla sardenaira” con acciughe, capperi, olive, focaccia croccante, pomodoro e due Gamberi di Sanremo: idea interessante, quasi “fusion ligure”, con un profilo sapido e mediterraneo. Il riso tiene bene la cottura, il gusto è deciso e moderno; i gamberi danno presenza e dominano il piatto, riuscito e con personalità. SECONDI (€ 20-30)Per chi vuole uscire dai piatti di mare e trovare una proposta francesizzante ecco la Scaloppa di fegato d’anatra, mostarda di pera, salsa al cocco, pan brioche fatto in casa tostato e nocciole Piemonte: piatto che promette un “gioco” dolce-esotico, certo non nuovo, ma non abituale in Italia. DOLCI (€ 10): la tentazione è stata quella del Cilindro croccante con spuma di nocciola, salsa toffee e cremoso al cioccolato Gianduia per chiudere il pasto con l’unico dolce contenente cioccolato, in tempi in cui ormai pochi lo propongono.
Non ho trovato Menu, ma si può dire che un pasto di tre portate e dessert costa dai 65 ai 106 euro più bevande. Per i bambini è disponibile anche una proposta ridotta.
La CARTA VINI: con prezzi normali, apre considerando che “Il vino aggiunge il sorriso all’amicizia e una scintilla all’amore” (De Amicis). Seguono pagine e pagine, con una facciata di Champagne, una di Spumanti e un bell’assortimento di vini “fermi” di buona etichetta. Una pagina è dedicata ai vini a calice, ma sullo Champagne restano un po’ rigidi: non è previsto ordinarlo a bicchiere. Ho anche provato a chiederlo come aperitivo Kir Royal (che prevede base alcoolica Champagne) ma mi è stata prospettata l’alternativa di un Bellini (che prevede base alcoolica Spumante o Prosecco). Su mio tentativo di replica, si sono dichiarati tutt’al più disponibili a fare una eccezione: ma non m’è parso il caso di approfittarne: sarebbe stata una forzatura.
CONCLUDENDO: in pieno centro, con risorse di parcheggio poco lontano (cosa rara a Sanremo), questo ristorante elegante con un dehors in piazzetta dove si bistrotteggia soprattutto a mezzodì (con lavagnetta dei piatti del giorno), si ritaglia uno spazio ben definito tra i locali cittadini. Non è un indirizzo “gridato”, ma uno di quelli che funzionano sempre: ambiente curato, cucina solida con qualche spunto contemporaneo, servizio che fa il suo senza sbavature. È il classico posto da tenere in agenda (oggi si direbbe “salvato tra i preferiti”), sia per un pranzo rilassato sia per una cena senza sorprese negative. Un ristorante che non cerca l’effetto speciale a tutti i costi, ma che alla fine convince proprio per questo: perché ci si sta bene e si esce con la sensazione, sempre più rara, che tutto sia andato esattamente come doveva andare.







