Rassegna Stampa e Web, dritte transfrontaliere e Zibaldone vario per Bucche Sernue

A Santo Stefano al Mare (IM) il ristorante La Cucina ha cambiato gestione dal giugno 2026.

SANTO STEFANO AL MARE IMLA CUCINAPiazza Cavour 7 (sotto il campanile)Tel. 0184 485040

Il motto del ristorante è stato fino ad oggi “Cose buone all’antica”. Dall’estate 2026 c’è una nuova gestione. Il motto diventerà forse “Cose buone alla … moderna”? Il subentro al momento mi pare fatto con riguardo e discrezione senza rivoluzioni e senza strappi, mantenendo le positività e l’impostazione del locale che per anni ha raccolto consensi con molte delle proposte che ne hanno costruito la reputazione. La linea è chiara: sostanza, pochi fronzoli e niente “trallallà” ne “fuffe” da ristorante modaiolo.

L’AMBIENTE: una ventina di tavoli tra sala e veranda, più altrettanti all’aperto nella piazzetta alberata al lato nord della chiesa, dove una brezza piacevole accompagna le serate estive. L’ambiente è quello di una trattoria di buon livello, con dettagli chiari utili a capire l’impostazione della casa: tovagliato serio, tavoli curati, cestino di pane bianco appena affettato, saliera inappuntabile, aceto balsamico di etichetta nota e bottiglietta di olio EVO UE con regolare tappo antirabbocco.

La CUCINA “viaggia” sul binario della semplicità ben fatta, con qualche guizzo verso preparazioni personalizzate. Gli antipasti sono cinque, ai quali si aggiungono tre proposte di crudo di pesce del giorno (20-40 euro); tra i classici funzionano bene l’insalata di gamberi con misticanza (13 euro) e le sempre gettonate cozze alla marinara (13 euro): piatti senza trucco, che fanno il loro “mestiere” con poca elaborazione e molta semplicità. I primi (16-22 euro) alternano memoria ligure e qualche curiosità: le Picagge Matte di farina di castagne con pesto, patate e fagiolini sono un richiamo alla tradizione del Levante ligure e sono uno dei piatti storici della casa. Più “audaci”, ma sempre riusciti, i tagliolini alla bisque di crostacei e polvere di cioccolato, un abbinamento che sulla carta potrebbe far alzare qualche sopracciglio, ma che nel piatto si è giocato tutto sulla perfetta misura dei dosaggi ed ha “vinto”. Nei secondi (18-35 euro) il pescato resta il protagonista: dai calamari spadellati con trombette al pescato del giorno alla ligure, cucinato senza coprirne il carattere con elaborazioni classiche. Per chi non vive di solo mare, non mancano alcune proposte di carne. In estate il finale sorride soprattutto con i sorbetti della casa, freschi e centrati, perfetti quando la temperatura invita a chiudere il pasto con cuore e stomaco entrambi leggeri.

La CARTA DEI VINI è concreta: una cinquantina di etichette ben selezionate, diverse mezze bottiglie (presenza sempre più rara e sempre più gradita) e qualche proposta a bicchiere per chi vuole bere con maggiore libertà. Il SERVIZIO è un punto a favore: elegantino, accurato, cordiale e senza atteggiamenti da palcoscenico; qui non si viene per assistere a una supponente rappresentazione, ma per stare bene a tavola, in un clima piacevolmente familiare.Il CONTO? Non ho trovato proposte di menu. Con un coperto di 3 euro e, scegliendo tre portate e dessert, si può stare indicativamente sui 50-60 euro a persona; qualcosa in più, naturalmente, se ci si lascia tentare dai crudi o dal pescato più importante.

CONCLUDENDO: in una costa dove molti locali finiscono per assomigliarsi, la nuova gestione de La Cucina, dalle prime avvisaglie, mi pare scelga una strada più paciosa. Nel senso che in tempi in cui tanti ristoranti sembrano preoccuparsi più del colpo d’occhio che del colpo di forchetta, qui vale ancora una scelta meno rumorosa: pochi fronzoli, piatti comprensibili e la sana regola che a tavola, in fondo, conta ancora prima di tutto quello che arriva nel piatto e, collateralmente, l’insieme piacevole dell’ospitalità.

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