Rassegna Stampa e Web, dritte transfrontaliere e Zibaldone vario per Bucche Sernue

A Ospedaletti: Cà du Nonnu bistrot

Ospedaletti (IM)
Cà du Nonnu Bistrot
Via Papa Giovanni XXIII, 7
Tel. 0184 610727 – 320 634 0350

C’è qualche risorsa di PARCHEGGIO, più agevole in bassa stagione, a circa un centinaio di metri sul sottostante lungomare. In estate il locale si apre anche verso l’esterno grazie a un dehor affacciato sulla piazzetta, ben sistemata, davanti alla antica chiesa di San Giovanni, scenario sobrio, insieme ordinato, lontano da ogni tentazione movidaiola.

L’AMBIENTE, nato con una certa discrezione, è stato nel tempo vivacizzato. Le tappezzerie vistose evidenziano l’intenzione di non restare anonimi; qualche arredo vintage introduce memoria mentre i lampadari, tra gocce classiche e modelli moderni e colorati, dialogano senza per forza “essere d’accordo”, ma evitando noiosità estetiche. I tavoli sono quadrati, razionali, con centrini in fibra vegetale bistrotteggianti, bilanciati da seri tovaglioli in stoffa e da una mise en place funzionale a quanto può essere necessario al tavolo: niente scenografie inutili, qui il palcoscenico è e resta il piatto.
Un sottofondo sonoro ha accompagnato la intera mia sosta: Best of You – The Blue Version, dall’album Song I Wish I Wrote (2022 – fonte Shazam), propinando un susseguirsi di gnaragnao femminili monocordi, allo smaltimento dei quali mi sono preso assuefatto.

Il SERVIZIO è svolto da professionisti. Chi mi ha seguito era già in sala all’ex Rendez Vous, storico locale di Sanremo, con formazione anche da sommelier patentato. Il servizio è gentile e, qualità sempre meno frequente, non recitato. Si accompagna il cliente senza invaderlo, con un passo sicuro che nasce dal carattere e dall’esperienza più che dall’addestramento.

CARTA CIBI: La proposta è contenuta e leggibile, segno di una cucina che preferisce governare piuttosto che stupire. Coperto euro 2,50. I quattro ANTIPASTI (€ 15–20) aprono con un Carpaccio di Salmone marinato al “Select” (Bitter veneziano): la marinatura è misurata, il bitter non sovrasta ma accompagna, l’ insalatina di avocado porta morbidezza e rotondità, senza scivolare nel decorativo: è un piatto che funziona per equilibrio, non per sorpresa. Il Brandacuiun, proposto in versione classica, si rivela di delicata e fine consistenza, sapidità controllata, pinoli tostati e un paté di olive Taggiasche che richiama il territorio senza imporsi troppo. I quattroPRIMI (€ 17–23) confermano la linea; i Ravioli cu pesigu con pasta corretta, ripieno leggibile, condimento al timo  che accompagna senza coprire: un piatto che non cerca reinterpretazioni, ma precisione. Qui la cucina dimostra di sapere quando fermarsi. I 5 SECONDI (€ 17–26) ruotano attorno al Pescato di mare, proposto in ogni versione e secondo disponibilità. La materia prima resta al centro , con origine dichiarata con serietà, come dovrebbe essere quando il mare è ancora un interlocutore quotidiano e non un pretesto narrativo. Non mancano invitanti piatti di carne. I 7 DOLCI (€ 7–9) chiudono con misura. Spicca una piccola ma vera Tarte Tatin, fedele all’originale (non la torta di mele servita un po’ ovunque): caramello presente ma non invadente, mela protagonista ma con giusto componimento, nessuna concessione a scorciatoie moderne. E’ un dolce che non cerca applausi, ma offre goduria silenziosa. Completa il quadro una CARTA CAFFÈ (€ 2,50–4) e DISTILLATI (€ 4–12) di buona etichetta, che non sono annunciati con squilli di tromba, ma sono scelti con criterio e competenza.

La CARTA VINI, con circa 100 etichette, è coerente con l’impostazione del locale: ampia quanto basta, ben costruita, senza ansia dimostrativa; ascoltando il sommelier si beve con i giusti abbinamenti. C’è una buona selezione di mezze bottiglie di vini fermi e qualche bollicina italiana è servita anche a bicchiere.

CONCLUDENDO
Cà du Nonnu Bistrot è un indirizzo dove si cucina seriamente, senza proclami né bla bla. I prezzi sono giusti, il comfort adeguato, il servizio confacente. Non cercano l’effetto speciale né l’applauso facile ma costruiscono la loro credibilità nel tempo, con passo da alpino. In un settore food che altrove oggi pare voglia più apparire che essere, questa sobrietà operativa è già una presa di posizione. Bravi, sempre avanti!

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