
Cervo IM)
Ristorante Locanda SAN GIORGIO
Via A. Volta 19
Tel. 0183 400175
Siamo in cima al grappolo di case del celebre promontorio, con una vista che può rubarvi la scena al menu, perché dalla terrazza panoramica si spazia fino a Diano Marina e Capo Berta, mentre dal galeotto terrazzino di ringhiera i quattro tavoli da due aprono ai tramonti da mare a monti sino al Pizzo d’Evigno come una romantica cartolina illustrata d’antan. Gli interni? Tre salette, senza alcun “ambaradan”, tutte curate nei dettagli: quadri d’autore, tendaggi ricercati, argenteria brillante e mise en place impeccabili con tovaglie di Fiandra etc…, perché la precisione, anche nei particolari, non è mai troppa quando si tratta di bellezza e buon gusto.
In questo tempio, da decenni cult della buona ristorazione, il menù (purtroppo ora in caratteri minuti), non si consulta, ma si sfoglia come un sunto di libretto d’opera culinaria, composta ogni giorno dalla inossidabile chef/patronne Donna CATERINA LANTERI CRAVET. Qui, persino gli ANTIPASTI (€ 20-30) sembrano avere un ego tutto loro. Le acciughe ripiene e fritte, per esempio, non sono più le solite dell’aperitivo marinaro ma, affiancate da barbabietola rossa e salsa Ajolì, meritano un red carpet, … sia pure di barbabietola – umile radice di campagna – che qui però fa la parte della spalla chic. E che dire delle cappesante? Le fanno caramellare con la pesca, flirtare con il fegato grasso per finire in un ménage raffinato con marmellata di cipolla e mandorle.
Poi arrivano i PRIMI PIATTI (€ 24-30). Ne cito uno per tutti, i Mandilli de sea di pasta ai 30 tuorli che, detto in genovese, accompagnano come una sciarpe di seta il “pesto di Caterina”, che è delicato e senz’aglio, come una gentilezza riguardosa del vostro fiato. Anche se gli “antichi” maestri Paolo Monelli e Vittorio G. Rossi sentenziavano che il Pesto genovese integerrimo vuole l’aglio, per non sembrare la “manteca buona per le bocche morbide dei Milanesi etc…”. Ma il mondo cambia ed evolve: il Pesto di Caterina è vellutato e buonissimo.I SECONDI (€ 25-45) oscillano tra il mare in versione “grigliata da manuale” – gamberi e calamari con insalata e non è da perdere neppure il ligur-patriottico Cappon Magro, che qui offre una personalizzazione molto ben riuscita. Non basta; ecco lo stuolo di DESSERT(€ 9-14), tra i quali la Torta di mela tiepida con gelato alla vaniglia, un comfort-food che abbraccia come una nonna rassicurante, mentre il piatto di formaggi e confettura di fichi strizza l’occhio a chi preferisce chiudere la cena più sfiziosamente, magari accompagnando il finale con un bicchierino di vino dolce ad hoc.
L’uomo non è fatto per prendere delle decisioni; basta vederlo al ristorante, davanti ad una lista”, scrisse Roberto Gervaso. Ebbene, chi non vuole perdersi fra le “diaboliche” tentazioni della carta, può affidarsi al MENU DEGUSTAZIONE (€ 60): entratina, un primo, un secondo e un dolce, la cui natura e consistenza sono chiaramente già descritte in carta. Una scelta da “traghetto sicuro” che mena in porto la cena senza dubbi di scelta e con la certezza che lo sbarco sarà morbido, gustoso e, diciamolo, anche con conto peso piuma.
La CARTA VINI è un tomo di una trentina di pagine dove ogni etichetta ha una ragion d’essere. E’ costituita da diverse etichette sui 20-30 euro ed evolve sino alla impegnativa collezione di Champagne e bottiglie blasonatissime. C’è un appassionato “cantiniere”, che è patron ALESSANDRO, figlio di Caterina, che dirige anche il SERVIZIO, elegante e puntuale, con aplomb alla mano come un gentleman inglese ma in moderno dress code di jeans e giacca scura; mentre ovviamente potete contare anche sulle attenzioni di tutto il personale di sala, “ gentile di suo” e professionale con dedizione ma non soffocante che evita anche di “ninnarvi” ad ogni portata con fiumi di noiserie descrittive.
Ed ecco anche alcuni plus extra: 1) Hanno un parcheggio privato a pochi minuti di “passeggiata sportiva”- 2) Dispongono di due camere romanticissime con ingresso a pochi metri, in piazzetta – 3) Al piano sottostante, in tutt’uno con la bottiglieria, esiste il localino gemello Sangiorgino (recensito qui in lo scorso maggio), assolutamente diverso, “giovane” e informale, dove la cucina si gusta anche con portafoglio leggero, ma senza compromessi sulla qualità: nella bella stagione è molto gettonato. Concludendo: qui si fa ospitalità di qualità in un insieme impeccabile; stiano lontani i Fuff-blogger esperienzalisti uanasdei uanasnait …





