46 vignaiuoli francesi tra i primi 500 Francesi più fortunati

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EDITO da Vitisphere:  Fortunes de vignerons
Chaque année le magazine économique Challenge publie le classement des 500 français les plus fortunés. Après nous être assurés que nos concurrents n’y étaient pas et constatés que nos amis y étaient trop peu nombreux, nous avons comptés 46 vignerons sur les 500 nominés. Un beau score, quand on sait que le PIB de la viticulture ne représente que 0,27% du PIB de la France, et que les vignerons, c’est moins de 0,3% de la population active de la France!
Conclusion: La viticulture est une activité ou la probabilité de faire fortune est élevée. Mais il faut se dépêcher car, entre le classement 2013 et le classement 2014, 90% de nos vignerons fortunés ont reculés au classement. En moyenne, ils ont perdus 10 places! Seul 5 heureux ont progressés dans le classement. Pierre Castel est toujours au premier rang des fortunes de vignerons et au 10ème rang des fortunes toutes activités confondues. Il n’a reculé que de 2 places !

 

DUE BANCHE SI LIBERANO DI QUATTRO IMPORTANTI VIGNETI BORDOLESI

UN ALTRO DISIMPEGNO DELLA FINANZA DAL MONDO DEL VINO FRANCESE.

Banque Populaire Caisse d’Epargne se sépare de ses quatre châteaux bordelais (da Vitosphere)

                       

[Photos : châteaux Beauregard, Pavillon Bel-Air, Bastor Lamontagne et Saint Robert ; BPCE]

Le groupe Banque Populaire Caisse d’Epargne vient de vendre ses joyaux à deux familles : Moulin (groupe Galeries Lafayette) et Cathiard (château Smith Haut Lafitte, Caudalie…). Cette transaction concerne le château Beauregard (17 hectares en appellation Pomerol), le château Pavillon Bel-Air (8 ha à Lalande de Pomerol), le château Bastor Lamontagne (56 ha en Sauternes) et le château Saint Robert (33 hectares en Graves). La gestion viti-vinicole de ces châteaux reviendrait à la famille Cathiard, les équipes en place seraient maintenues.

Cet ensemble de propriétés dépendait jusqu’en 2007 de Foncier-Vignoble, filiale du Crédit Foncier de France, jusqu’à son inégration au groupe des Caisses d’Epargne (qui a fusionné en 2009 avec le groupe Banque Populaire). En 2012, BPCE Domaines avait notamment cédé le château de Puligny (Côtes de Beaune) à la famille de Montille.

(°) Finirà anche il meraviglioso ristorante LA GRAND VIGNE dell’Hotel Les Sources de Caudalie di Martillac (Bordeaux) le cui vigne circostanti “beneficiavano” di musica classica ivi diffusa giorno e notte? E’ uno stellato con quattro forchette, rosse, sulla Michelin France, del quale ho un ricordo incancellabile…

DOGGY BAG SI – DOGGY BAG NO

DOGGY BAG!

(dal sito Club di Papillon)

” Il doggy bag per portare via gli avanzi alla fine di un pranzo è un diritto. Una recente sentenza della Cassazione ha infatti stabilito che fa parte delle “norme comunemente accettate nella civile convivenza” quella di permettere ai clienti di “portar via dal tavolo il cibo avanzato per darlo ai propri cani”. L’abitudine intanto prende piede anche in Italia: secondo Coldiretti un italiano su cinque porta a casa gli avanzi. Considerato a lungo come abitudine da nascondere, recentemente è stata sdoganata da alcuni vip di fama mondiale. Michelle Obama chiese il doggy bag nel ristorante romano “I Maccheroni” , la regina Elisabetta invitò gli invitati alle nozze del nipote William a portarsi a casa una fetta della torta nuziale, mentre un campione dello sport come Michael Phelps è stato fotografato con il doggy bag al termine di una cena romantica. (Il Giornale)”

 

Soggiungo: se a fine pasto, per salvaguardare la patente, , è rimasta una mezza di vino, potete fare anche WINE BAG… Se poi la vostra paziente LEI, saprà portare la bottiglia  come un neonato, potreste addirittura essere invidiato per l’allegro fine serata che parrebbe presentarvisi…

All’estero il Doggy Bag è d’uso comune e in uno dei più bei ristoranti del mondo (l’Orangerie di Los Angeles) l’ho visto deposto in simpatiche piccole gerle infiocchettate che mi avevano molto incuriosito. Ricordo che a tutti gli uscenti davano il cavagnetto, come fosse un prezioso dono, ma non a me; ne chiesi la ragione e mi spiegarono che si trattava del… doggy bag… Certo mi piacerebbe conoscere il ganzo che ha ricorso in Cassazione per affermare un tale principio. Che messo in termini di “Voglio esercitare un diritto”, diventa una piccineria di un misero che magari chiede porzioni abbondanti e poi raccatta qualcosa per il proprio pasto dell’indomani…  Mah!  (Luigino Filippi)

 

PIZZA e DRONI: in Russia e Gran Bretagna

DODO PIZZA: è una piccola Compagnia di SKYKTVAR nella Russia del Nord, che consegna dal cielo la pizza a chi ha una casa con giardino o un attico. Lo fa con voli liberi (se di piccolo raggio)…  grazie a un drone e con l’ausilio di una corda. Succede anche in GB. Magari un giorno anche in Italia… previa leggina che normi la sicurezza di una tal pensata, relativo Regolamento applicativo, qualche visto, revisioni periodiche dei droni, qualche timbro circolare, un dirigente, un certificatore, un ispettore, il tutto servito e accompagnato da apposita modulistica…

Vino Kosher: è anche un vino naturale

I vini KOSHER si stanno diffondendosi sempre più anche in Italia  e anche da parte di chi vuole semplicemente essere sicuro di bere un vino naturale:

Ho trovato sul sito Italia Squisita, un articolo a firma Nicola Sprelli, che mi fa piacere segnalarvi.                        

“Il vino kosher è pensato e prodotto solo da ebrei osservanti. Un vino kosher è la proposta enologica nel rapporto vino e religione nell’Ebraismo.

Il vino kosher è pensato e prodotto solo da ebrei osservanti, ogni eventuale intervento da parte di terzi comprometterebbe l’intera produzione di vino. Ogni fase della produzione, dalla spremitura all’imbottigliamento, è affidata esclusivamente a personale ebreo. L’autorità Rabbinica, che provvede a certificare la regolare idoneità delle fasi di lavorazione nonché il prodotto imbottigliato, attesta la validità del vino kosher attraverso tre tracce distintive: l’etichetta, l’eventuale retroetichetta e il tappo di sughero con il segno di riconoscimento (o marchio del Rabbinato in questione). Il rapporto vino e religione nell’Ebraismo è molto importante perché un ebreo osservante può vere vino kosher solo se è stato realizzato con i sacri metodi del kasherut, ovvero le regole religiose dell’Antico Testamento in materia enogastronomica. A parte queste disquisizioni sull’antropologia dell’alimentazione, in Italia è possibile trovare questo vino kosher, e Italia Squisita non si è fatta perdere l’occasione di cercare e investigare. Ecco dunque il vino Kosher in Italia.

Sanremo: ristorante Glam

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Sanremo

Ristorante GLAM

Corso Inglesi 1

Tel. 0184 623131

www.glamrestaurantsanremo.it

chiuso mercoledì

 

Ha da pochi giorni nuova gestione questa terrazza chiusa, fronte palme dell’Imperatrice e, a lato, vista casinò con luminarie. Un centinaio di coperti (più una dozzina nel “Privé”), ambiente solare, vetrate terse (dietro le quali finalmente non mi son più attapirato dal freddo, come in passato). C’è il guardaroba gratuito che evita “l’adorno” di giacconi alle poltrone bianche, il personale è in divisa e parla sei lingue, c’è un maitre-sommelier capace (già all’Hotel de Paris)… Il menu degustazione viene composto a scelta dal cuoco Matteo Riccitelli (già alle Vie del Sale), prevede quattro portate a sorpresa di pesce più un dolce (45 euro). Io ho preferito imbroccare, alla carta, un ottimo Cappon Magro della tradizione (€ 16) e un buon pescato alla ligure (€ 6 all’etto). Ho “scoperto” poi che c’è anche un ragguardevole “corner” cucina dedicato alla pizza ed ho voluto assaggiarla: buona anch’essa. Ecco, forse il Carpe Diem de La Riviera di questa settimana può essere proprio questa flessibilità: l’accomodarsi “baideuei” in un ambiente “di prima”, magari soltanto per un piatto di sei Fines de Claires (€14) o per scegliere tra una dozzina di buone pizze da 8 a 15 euro (un vero “superfrizzo” quella con ricotta e San Daniele), ma senza imbrancarsi nei pur simpatici ambaradan dei pizzoranti; o ancora per il dopoteatro fino a mezzanotte… Vini ? Oltre un centinaio, ben assortiti, molti sotto ai 25 euro, ma anche birre e Champagne, per gourmet che, più che il botto, ne amano il “soupir”… anche nei prezzi.