La recensione: ad ALASSIO ristorante TERRACE Grand Hotel DIANA

.                             cAlassio – TERRACE Grand Hotel DIANA

Via Garibaldi 110 – Tel. 0182 642 701

All’arrivo al Grand Hotel la mia auto con le frecce accese “alla Raspelli” è rimasta in attesa di qualcuno per un po’, ma poi ho optato per una solinga retromarcia fortunata ed ho parcheggiato nell’ultimo spazio a ponente dell’albergo. La receptionista all’ingresso si è gentilmente sporta dal suo Office per indicarmi la terrazza: a destra la zona bar e a sinistra quella del ristorante Terrace.

La famiglia Quadrelli , dopo decenni di onoratissima albergazione, ha passato la mano. Pare che la nuova proprietà abbia già effettuato la metà della ristrutturazione prevista, partendo proprio dalla cucina. RadioMarmitte mi trasmette che quest’ultima sia stata radicale e costosa e infattila vista dei fornelli e degli staff è uno spettacolo che fa piacere .  Anche la sala e la grande terrazza (circa un migliaio di mq. direi), con un fronte mare senza ostacoli, è moderne, bianca e lineare, con stuoli di ombrelloni candidi anch’essi, illuminati da led. Al di sopra vi troneggiano i pini antichi, forse un po’ nostalgici delle antiche balaustre e illuminazioni a lampioni.

Stasera è serata di con musica, soft, eterogenea ma con prevalenza di pezzi anni ’60 -70 , calma anche come volume, che consente ancora di percepire lo splash delle onde del mare sulla rena a una trentina di metri ( che pur da solo sarebbe mica male)!  Sotto ai pini ed ai tavoli con candele accese, l’atmosfera c’è, anche se non vediamo neppure un fiore e il verde è quello di una serie di cicas, da un metro di altezza direi.

I tavoli dietro di noi non sono probabilmente prenotati, perché son tutti senza tovaglie e non apparecchiati. Speriamo che il nuovo Consulente  di cucina IVANO RICHEBONO, celeberrimo e non solo per via della Prova del Cuoco,  curi anche la classe e rispetto delle migliori regole di sala di un Grand Hotel. Comunque già oggi si è ricevuti da un compassato direttore che ha le parole acconcie e la sicumera scafata di chi conosce a menadito la professione; anche se io, ignoto “esterno occasionale”, dopo l’ordinazione l’ho visto proprio pochino. Ma non m’è mancato, stante che il personale è stato perfettamente all’altezza, puntuale,  preciso e anche sorridente: un fatto che dovrebbe essere ovvio, ma non sempre lo è, e che fa sempre piacere.

Veniamo al cibo. Come spesso succede negli alberghi c’è una carta con le  “Proposte del Giorno” con una decina di piatti (€ 16 – 22). Essa è però meritoriamente affiancata da una altra carta più ricca, che inizia con OTTO ANTIPASTI (€ 22 -28). Ho assaggiato i Cinque Gamberi di Oneglia scottati con salmoriglio al Timo Serpillo ed erano una meraviglia per qualità, preparazione, presentazione.d Ho assaggiato anche i Totanetti di Porto Santo Spirito, coulis di Datterini e polvere di Olive Taggiasche che erano perfetti.d I PRIMI PIATTI sono sei (€ 16 – 28). Ho scelto dei semplici Mandilli Genovesi, sfoglia 30 tuorli con Pesto di basilico di Prà al mortaio e sono stati un’altra meraviglia, anche per abbondanza inusuale.o Ho visto anche passare un generoso risotto con scampi, vaniglia, mascarpone e fiori di zucca che m’è rimasto “in sospeso”: per un prossimo mio “passaggio”. I nove SECONDI PIATTI si dividono equamente tra 5 di pescato e quattro di carne, più una selezione  formaggi  (che è stata stranamente inclusa tra i secondi anziché nei dessert). Cito la sontuosa Grigliata di pesce con composta di verdure, nonché il Carré d’agnello “New Zeland” classicamente arrostito alle Erbe di Provenza.  C’è poi una pagina titolata “SUGGESTIONI”  che offre Acciughe del Mar Cantabrico con Panzanella toscana; le Ostriche Fine de Claire, il Salmone Upstream delle isole Faroe e il suo caviale con fragoline di bosco. I DOLCI  (€ 6-8) sono una decina, cose semplici ma familiari: come resistere alle sempiterne Pesche al vino bianco?  O alla zuppa di melone con sorbetto al Porto? O anche semplicemente a un tortino al cioccolato caldo, anche se a luglio fa caldo?

Alla domanda “Che vino desidera” ho chiesto la carta. Non essendo disponibile il Ferrari Perlé da me scelto, per l’alternativa mi hanno portato una altra carta più completa dalla quale  ho ordinato uno Chablis Saint Martin a 35 euro: corretto.

Concludendo: la materia prima è “giustissima”, la cucina è di primordine, non s’incespica con piatti innovativi ed ha l’orgoglio di “far uscire” porzioni  generose. I prezzi sono consoni ad un Grand Hotel , ma non sono fuori misura come ci si potrebbe attendere in  una Alassio che da un secolo attira la miglior clientela ospite della Riviera . Che piacere ! L’estate prossima, conclusa anche la preannunciata seconda parte di ristrutturazione e con chef Richebono come consulente … potremmo vederne delle belle…!

luigino.filippi@alice.it -