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La recensione. A Ventimiglia il ristorante BALZI ROSSI

balzi night - Copia.        Ventimiglia – BALZI ROSSI – Frontiera Ponte San Ludovico

.                                  Via Balzi Rossi 2   -   Tel. 0184 38132

Potete anche permettervi il frizzo di fare un salto all’estero per godere della diversità (che merita!) della bella Menton a un tiro di schioppo. Ma per la cena il consiglio è di tornare assolutamente al confine italiano, dove si trova uno dei migliori ristoranti dell’intero largo circondario italiano e francese. Tant’è che non è raro trovarvi, come avventori, i patron e gli chef dei migliori ristoratori Costazzurrini.

Il sole tramonta tardi nello scorcio di fine estate in questo sito che si può confondere con il paradiso terrestre. Lasciate pure la giacca in macchina, nel capace parcheggio poco lontano e godetevi, fino alle 22 come fossero Alisei, le leggere brezze che incamminano verso il vostro tavolo musiche di mare. Lo sciabordio dell’onda lenta con delicati  “slash” (non splash!),  altre volte con brontolii profondi dai misteriosissimi anfratti i della scogliera dove viveva l’uomo del Paleolitico 25 mila anni fa… .  Il mare gorgoglia addirittura sotto alla terrazza dove avrete il tavolo (per due persone i tavoli più tranquilli e a piombo sul mare sono i primi quattro – vedere foto sopra).

Appena seduti, sulle tovaglie candide delle mise en place perfette, giungono subito e ancora caldi pani, focaccine e grissini artigianali nonché un apposito piattino per l’assaggio dell’olio EVO di Taggiasca del Frantoio Sant’Agata di Oneglia, confezionato appositamente per i Balzi Rossi.

Donna GIUSEPPINA BEGLIA, la cui collezione di riconoscimenti si è recentemnente arricchita di una ulteriore onorificenza da parte della Città di Ventimiglia, inossidabile chef storica, ha nominato Executive Chef il bravo RICCARDO MERCENAROr che, pur avendo personalità ai fornelli, ha il massimo rispetto per la cucina tradizionale di questo ristorante, la cui carta prevede:

Sei ANTIPASTI  (dai 35 ai 50 euro), tra i quali l’inenarrabile Condiglione di crostacei del nostro mare a vapore; la curiosa Ricciola affumicata con legna dolce, pepe nero e melone;  il classicissimo Foie gras d’anatra al torcione, fichi e nocciole che è di leggerezza rara e senza retrosapori;

I PRIMI PIATTI sono sei (dai 25 ai 50 euro). Cito gli Spaghetti Mancini con aragosta rosa; il Velo al vapore di tapioca, Gamberi Rossi di Sanremo e fegato grasso; i Ravioli della Pina ripieni di coniglio ed erbe di campo.

Dei cinque SECONDI PIATTI (dai 35 ai 45 euro), è notevole il sapore l’Astice e il gambero serviti in un fiore di zucca. Stante la qualità di giornata qui si può finalmente trovare il meglio del pescato cucinato alla Ligure, con verdure di stagione; per chi desidera carne c’è anche il Sottofiletto di Fassona, profumo di legno di noce, verdure di stagione.

I DESSERT sono sette (dai 12 ai 15 euro), a mio avviso un po’ più consueti rispetto a quanto li ha preceduti. Oltre ai sorbetti, si trova il gelato mantecato ogni mattina, nonché il Gianduja e fior di latte.

Come BEVANDE DA FINE PASTO (da 3 a 25 EURO) la carta indica “caffè, tisane, distillati di pregio anche millesimati e vini speciali”.

In un locale TOP da decenni, i prezzi non sono “teneri”, ma sono giustificati dal sito come descritto e dall’insieme del cibo e del servizio. Essi sono comunque la metà di quelli della confinante Costa Azzurra, ammesso ( ma non affatto concesso ) che colà sia reperibile cotanta materia prima.  Quindi occorre anche prenotare con largo anticipo, almeno nell’alta stagione…  Comunque è da segnalare il MENU “IL PIACERE DI PROVARE, I BALZI ROSSI OGGI”, che comprende cinque portate a 85 euro (che la casa consiglia per l’insieme dei commensali).

La Carta Vini, amministrata dal grande Franco con passione, occupa una ventina di pagine e, per assortimento anche internazionale, è all’altezza ma non ridondante; il che contribuisce forse a contenerne i prezzi rispetto all’importanza del locale.  Un esempio? Il ligure FIOR di LUNA 2018 della Cantina Lunae è in carta a euro 25, pur essendo a mio avviso uno dei migliori vini bianchi da abbinare alla cucina vegetariana ligure.

Concludendo: sulla bontà del cibo c’è soltanto da complimentarsi, così come per il servizio che previene ogni esigenza, duttile ed adatto agli ospiti più eterogenei.  Lo curano Rita e Franco, nonché uno stuolo di personale stabile che sa coccolarvi senza scadere in stucchevoli giaculatorie manierose. Insomma: starete come dei principini !

Luigino.filippi@alice.it – www.buongiornogourmet.it

La recensione. A Badalucco IM : ristorante CIAN DE BIA ‘

 

                                    Cian de Bià   Badalucco IM – CIAN DE BIA’

      Via Silvio Pellico 14 – Tel. 0184 055 540 -  www.ciandebia.it

Badalucco, porta della Valle Argentina, borgo in pietra che in estate è tutto silenzio e frescura, conserva atmosfere rurali antiche ed autentiche, ma si è perfettamente adattato alle tendenze delle attuali ruralità moderne. Fate un giro in paese (che ha più piazzette) e non perdetevi lo spettacolo dei gorghi dell’Argentina contornato da colline verdeggianti che abbracciano il borgo austero, la cui sommità ha persino un alone di mistero… . Poi prendete il viottolino e, a una decina di metri dalla strada provinciale, salite una scaletta esterna che adduce alla porta del ristorante, oltre la quale è tutta una fine boiserie.

Da circa un anno  la saletta da pranzo è una unica, a forma di “L” con muri in pietra, soffitti i legno, impianti elettrici con antichi fili a treccia (regolamentari). Una ventina i coperti ai piccoli tavoli, sistemati con tovagliato “della nonna”, curatissimi, con un vasetto di fiori, dotazioni intonse di olio sale etc… e, nel caso, anche il secchiello per i vini che lo richiedono.

L’accoglienza di Ivo Orengo e del figlio Matteo è gentile anzi, premurosa. E’ poi quasi devoto il servizio di Rovena, qui da diversi anni, che non tralascia nulla e non perde un colpo. Per i primi arrivati, i tempi del pasto possono allungarsi un po’, perché la sequela delle portate è eguale per tutti e tende a diluirsi verso una unica conclusione  verso il fine pasto: beati gli ultimi… considerato che avranno tempi più brevi ? Il servizio passa, porta, posa sul vostro tavolo il piatto di portata e lascia che vi serviate in libertà, liberi anche di non consumare del tutto una pietanza per vostra scelta, senza che vi “redarguiscano”.

La cucina è quella prelibata di FRANCA LANTERI. I cinque ANTIPASTI di un tempo ora sono più ragionevolmente diventati tre (mi sono un po’ mancate le inenarrabili frittelle di fagioli di Badalucco ed anche la indimenticabile  Bresaola di qualche anno fa). Ma ho apprezzato l’Insalata Russa casereccia, così come il Vitel Tonné ed anche il Brandacujun, che qui preparano rispettosi e “proni” alla tradizione ligure.

Seguono dei PRIMI PIATTI “da famiglia”: i ravioli vegetariani con erbette, freschi ed abbondanti seguiti dalle tagliatelle ai funghi  che, nei sapori e consistenza, mi hanno ricordato i loro splendidi “Streppa e Lansalà ”. Per quando riguarda i SECONDI ho trovato il Coniglio cucinato tradizionalmente in casseruola e la successiva generosa portata di Rost Beaf.  Come DESSERT, il loro classico di sempre è il crème caramel della nonna…  Il lauto pasto costa 35 euro.

La carta di ben 350  vini è sorprendente per qualità e scelta ed ha il primo prezzo a 12 euro. Sono molti i rossi piemontesi, sempre a prezzi ragionevoli. Scommetterei che molti clienti tornano volentieri, oltre che per la cucina autentica, anche perché possono bere con cotanta scelta e qualità a questi prezzi. Speriamo che gli Orengo non cambino  mai questa caratteristica, perché è noto che è proprio l’oste generoso che fidelizza e moltiplica i migliori clienti e fa le fortune della casa.

Da qualche tempo hanno costruito, in adiacenza alla cantina in pietra, una sala privata, per otto persone di una eleganza e intimità meritevoli: annotatevela per vostre eventuali serate private ristrette in un ambiente rustico di classe.

Luigino.filippi@alice.it

 

La recensione: ad ALASSIO ristorante TERRACE Grand Hotel DIANA

.                             cAlassio – TERRACE Grand Hotel DIANA

Via Garibaldi 110 – Tel. 0182 642 701

All’arrivo al Grand Hotel la mia auto con le frecce accese “alla Raspelli” è rimasta in attesa di qualcuno per un po’, ma poi ho optato per una solinga retromarcia fortunata ed ho parcheggiato nell’ultimo spazio a ponente dell’albergo. La receptionista all’ingresso si è gentilmente sporta dal suo Office per indicarmi la terrazza: a destra la zona bar e a sinistra quella del ristorante Terrace.

La famiglia Quadrelli , dopo decenni di onoratissima albergazione, ha passato la mano. Pare che la nuova proprietà abbia già effettuato la metà della ristrutturazione prevista, partendo proprio dalla cucina. RadioMarmitte mi trasmette che quest’ultima sia stata radicale e costosa e infattila vista dei fornelli e degli staff è uno spettacolo che fa piacere .  Anche la sala e la grande terrazza (circa un migliaio di mq. direi), con un fronte mare senza ostacoli, è moderne, bianca e lineare, con stuoli di ombrelloni candidi anch’essi, illuminati da led. Al di sopra vi troneggiano i pini antichi, forse un po’ nostalgici delle antiche balaustre e illuminazioni a lampioni.

Stasera è serata di con musica, soft, eterogenea ma con prevalenza di pezzi anni ’60 -70 , calma anche come volume, che consente ancora di percepire lo splash delle onde del mare sulla rena a una trentina di metri ( che pur da solo sarebbe mica male)!  Sotto ai pini ed ai tavoli con candele accese, l’atmosfera c’è, anche se non vediamo neppure un fiore e il verde è quello di una serie di cicas, da un metro di altezza direi.

I tavoli dietro di noi non sono probabilmente prenotati, perché son tutti senza tovaglie e non apparecchiati. Speriamo che il nuovo Consulente  di cucina IVANO RICHEBONO, celeberrimo e non solo per via della Prova del Cuoco,  curi anche la classe e rispetto delle migliori regole di sala di un Grand Hotel. Comunque già oggi si è ricevuti da un compassato direttore che ha le parole acconcie e la sicumera scafata di chi conosce a menadito la professione; anche se io, ignoto “esterno occasionale”, dopo l’ordinazione l’ho visto proprio pochino. Ma non m’è mancato, stante che il personale è stato perfettamente all’altezza, puntuale,  preciso e anche sorridente: un fatto che dovrebbe essere ovvio, ma non sempre lo è, e che fa sempre piacere.

Veniamo al cibo. Come spesso succede negli alberghi c’è una carta con le  “Proposte del Giorno” con una decina di piatti (€ 16 – 22). Essa è però meritoriamente affiancata da una altra carta più ricca, che inizia con OTTO ANTIPASTI (€ 22 -28). Ho assaggiato i Cinque Gamberi di Oneglia scottati con salmoriglio al Timo Serpillo ed erano una meraviglia per qualità, preparazione, presentazione.d Ho assaggiato anche i Totanetti di Porto Santo Spirito, coulis di Datterini e polvere di Olive Taggiasche che erano perfetti.d I PRIMI PIATTI sono sei (€ 16 – 28). Ho scelto dei semplici Mandilli Genovesi, sfoglia 30 tuorli con Pesto di basilico di Prà al mortaio e sono stati un’altra meraviglia, anche per abbondanza inusuale.o Ho visto anche passare un generoso risotto con scampi, vaniglia, mascarpone e fiori di zucca che m’è rimasto “in sospeso”: per un prossimo mio “passaggio”. I nove SECONDI PIATTI si dividono equamente tra 5 di pescato e quattro di carne, più una selezione  formaggi  (che è stata stranamente inclusa tra i secondi anziché nei dessert). Cito la sontuosa Grigliata di pesce con composta di verdure, nonché il Carré d’agnello “New Zeland” classicamente arrostito alle Erbe di Provenza.  C’è poi una pagina titolata “SUGGESTIONI”  che offre Acciughe del Mar Cantabrico con Panzanella toscana; le Ostriche Fine de Claire, il Salmone Upstream delle isole Faroe e il suo caviale con fragoline di bosco. I DOLCI  (€ 6-8) sono una decina, cose semplici ma familiari: come resistere alle sempiterne Pesche al vino bianco?  O alla zuppa di melone con sorbetto al Porto? O anche semplicemente a un tortino al cioccolato caldo, anche se a luglio fa caldo?

Alla domanda “Che vino desidera” ho chiesto la carta. Non essendo disponibile il Ferrari Perlé da me scelto, per l’alternativa mi hanno portato una altra carta più completa dalla quale  ho ordinato uno Chablis Saint Martin a 35 euro: corretto.

Concludendo: la materia prima è “giustissima”, la cucina è di primordine, non s’incespica con piatti innovativi ed ha l’orgoglio di “far uscire” porzioni  generose. I prezzi sono consoni ad un Grand Hotel , ma non sono fuori misura come ci si potrebbe attendere in  una Alassio che da un secolo attira la miglior clientela ospite della Riviera . Che piacere ! L’estate prossima, conclusa anche la preannunciata seconda parte di ristrutturazione e con chef Richebono come consulente … potremmo vederne delle belle…!

luigino.filippi@alice.it -

La recensione. Tra Ospedaletti e Bordighera: ristorante LIDO GIUNCHETTO

cBordighera – LIDO GIUNCHETTO – LocalitàMadonna della Ruota 52

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Percorsi 500 metri di strada privata, vi parrà di … ammarare; invece è proprio in quel momento che si svolta verso il park coperto. Di giorno è privatizzato, ma la sera ignorate pure i nomi degli abbonati e fermatevici, senza spingervi sino all’altro parcheggio, troppo scomodo nel tragitto a piedi. Io però l’ho percorso ed ho potuto rendermi conto delle grandi piscine, una delle quali di acqua solforosa di sorgente, dell’ammaliante  bananeto che ombreggia tutte le casette/cabina della spiaggia, del locale illuminato a giorno dedicato ai piatti orientali… Ma andiamo per ordine. La grande struttura, con vetrate a scomparsa per l’inverno, è ora completamente aperta e molti tavoli sono a meno di 10 metri dalle onde del mare, il quale splende azzurrissimo grazie alla illuminazione da terra (vedasi foto). Le sistemazioni sotto i maestosi gazebi bianchi, o sotto agli enormi tendaggi svolazzanti, sono comode, con tavoli ben distanziati e una corposa candela ad ogni tavolo. Le luci sono cangianti con il procedere dell’imbrunire, mentre la “Compilation Giunchetto” del pur bravo DJ,  sacrificato a loungeo

cantato, accompagna (o scombuia) la regolarità degli “splash” delle onde, nel dolce  silenzio tra cielo e mare davanti alle luci della bella Ospedaletti.b

ANTONELLO LACALA, con importanti esperienze “montecarline” (Hermitage), docente in Istituti Alberghieri e M.I.Sommelier, si è provvidenzialmente fermato in questo paradiso da Mari del Sud. Egli ha occhio di falco sull’insieme e su ogni particolare.  L’ho visto eclissarsi più volte dalla sala, probabilmente per vegliare sulla cucina. Ma il servizio, curato da CATERINA, chef de rang, e dalla brava GIORGIA, entrambe sorridenti, pronte, preparate e presenti al momento giusto, è stato anche più decontractée rispetto all’aplomb professorale del bravissimo Antonello.

Da qualche tempo il locale ha fama di proporre profluvi di piatti orientali (Sushi, Sashimi, Nigiri, Hosomaki, Uramaki etc… ): sono ben 67 proposte, numerate. C’ è poi una carta più tradizionale, con la quale lo chef GABRIELE GODINA, propone:

Otto ANTIPASTI ( da 18 a 35 euro), tra i quali il Cappon Magro in dripping, presentato scomposto ma con componenti tradizionali;  oppure  il guazzetto Thay di calamari, profumato al cocco e zenzero.

Sei PRIMI PIATTI (da 20 a 35 euro), tra i quali la splendida crema di piselli con capesante (finalmente senza retrosapori – capita di rado) scottate e tartufo nero;  da citare anche anche i Paccheri di Gragnano all’astice Blu di Bretagna. Non ho assaggiato, ma m’è parso invitante anche il piatto terragno di tagliatelle di pasta fresca all’uovo, al ragù bianco d’anatra con finferli e vongole veraci.

Undici i SECONDI DI CARNE (da 12 a 35 euro), dei quali cito l’ormai rara Anitra all’Arancia e il Carré d’Agnello, oltre a un nutrito assortimento di costate sui 15 euro all’etto. Passando ai sette SECONDI DI MARE e PIATTI VEGETARIANI (da 20 a 45 euro), cito l’astice Blu di Bretagna, servito intero alla catalana o alla griglia; sempreché non si preferisca un “quasi piatto unico” : la grigliata Reale di Crostacei, con mezzo astice Blu Brettone, 3 gamberoni, 4 scampi, 1 Carabineros, 1 aragostella, con adeguati contorni. C’è anche un più semplice pesce intero cucinato al forno, oppure al sale, oppure alla griglia, a 12 euro l’etto.

I DESSERT sono ben undici (da 8 a 10 euro) e tra essi cito il semifreddo ai fichi con salsa al cioccolato 60% profumato all’anice stellato. C’è poi l’Estate sotto una cupola croccante con crema al cocco, frutta fresca, fiori eduli, chicchi di caffè al cioccolato, arance candite e menta per chi gradisce piatti più colorati.

La carta vini ha circa 200 proposte. I ricarichi sono in linea con il praticato di questo locale. Uno dei migliori rapporti Q/P mi pare uno Champagne Palmer & Co. a 60 euro, buonissimo e dal prezzo migliore rispetto ai soliti noti. mDiversamente potrete spaziare dai molti vini a 30 euro, fino a uno Cheval Blanch 1ere Grand Cru Classé 2001 a … 7300 euro. Per gli spiriti liberi, che vogliono abbinare ad ogni piatto un vino diverso scelti tra 11 etichette, il capriccio costerà 7-10 euro a bicchiere.

Concludendo: un sito tra i più belli della Liguria intera, attrezzato per accogliere sia “sceicchi” che comuni mortali amanti degli ambienti, della calma, dell’assenza di clamori, del servizio come si deve.  Sapendo scegliere e senza sacrificarsi, una cena media di due portate più dessert, al netto dei vini, può costare sui 70 euro, compresi 3 euro di coperto e 3,50 euro di acqua.

Brillat Savarin scriveva che “Invitare qualcuno a cena vuol dire incaricarsi della sua felicità nel tempo passa al vostro tavolo …”. Parole sante, qui al Giunchetto!

luigino.filippi@alice.it -

La recensione: a Imperia P.M.: Ristorante Locanda LUCIO

Lucio Casetta

 

 

 

Imperia -  LUCIO A CASETTA – Locanda del Mare

Località Prino di Porto Maurizio – Strada Lamboglia 16

Tel. 0183 652 523

A 500 metri dalla uscita Autostradale di IMPERIA OVEST, in una spianata con palme ben fornita di parcheggio prospiciente le onde del mare, il locale accoglie da una cinquantina di anni clientela scelta in un ambiente di una certa classe e comfort, ma senza alcun sussiego. La seconda saletta, per una dozzina di coperti, “salverà” la vostra intimità quando nell’altra sala, separata, si tengono cene organizzate. In estate poi l’imperativo è quello di prenotare un bel tavolo a bordo piscina e vi godrete gli svolazzi di tendaggi bianchi come in una oasi.

L’accoglienza è gentile e calorosa, le sistemazioni a sicura salvaguardia di privacy, gli arredi minimalisti, le mise en place eleganti e curate, i tempi di cucina normali e il ritmo del servizio rassicurante, vivaddio anche il sabato sera. E’ uno dei ristoranti meglio frequentati della zona, dove non s’imbrancano mai ambaradan di ciuccerelloni vocianti, ma che ha clientela adeguata (o che si adegua) alla piacevole calma dell’ambiente.

Ma veniamo al cibo dI una cucina semplice e pimpante, senza fatuaggini, elencato su una carta ricca. Negli ANTIPASTI DI PESCE Continua a leggere

La recensione: a Noli (SV) Ristorante NAZIONALE

s           Noli – NAZIONALE – Corso Italia 37 – Tel. 019 748 887

E’ un ristorante storico da quando, in tempi di Dolce Vita, intere compagnie di “bon vivant” (perlopiù croupier) lo raggiungevano partendo appositamente da Sanremo….  La carta era intestata  “Chez PierAntoine Antica Osteria NAZIONALE dei Grandi Fuoriusciti” ed era scritta in “lingua madre” (il dialetto di Noli) con traduzione a fronte in “volgare” italiano.

Il tempo non fa sconti e, pochi mesi orsono, la onorata gestione è cambiata di mano. Ma, fortunatamente, migliorando ancora rispetto alla precedente. Giuse Ricchebuono, “chef di lungo corso” ormai da decenni, non s’è accontentato dei riconoscimenti conquistati al suo soprastante Ristorante Vescovado ma,  sovraintendendo a questi fornelli, da lui affidati al giovane e bravo Alberto MORETTI (nella foto), offre una linea di cucina al 100% ligure tradizionale che, in tempi di “rivisitazioni” sono una vera manna, una provvidenziale benedizione, per chi vuole ancora provare le emozioni che può dare il ritrovamento della vera cucina di Liguria, l’afroroso profumo del pescato, il profumo delle erbette e dei fiori… . Così come è piacevole ritrovare un ambiente con antiche foto storiche (non “stanche”, però) , che è stato modificato poco e nulla, rispetto alla precedente onorata gestione. Rispetto alla quale, l’unica “nota blues” da me notata, è stata la mancanza del celebre Liquore Nespolino di fine pasto, “pe bagnaghe i anixin de mae vegia”…come scriveva il fantasioso grande PierAntoine dei tempi belli.

La sala è capace, le due verande vetrate hanno qualche dissonanza di climatizzazione per due ambienti così differenti, ma non è cosa grave, perché riequilibrano prontamente a richiesta. Le mise en place sono di qualità, anche come tovagliato, i pani sono a fette ma caldi e morbidi, l’olio EVO marchiato Testalonga di Dolceacqua, prodotto oggi da Antonio Perrino, m’è parso di inconsueta corposità e densità, negli EVO liguri: ma ne ho trovati anche altri altrove così:  sarà l’annata.

Dei sei ANTIPASTI (12-14 euro) cito  la Capponadda Ligure; c’è poi un piatto particolare, perché realizzato inserendo anche Panissa e olive: il loro mantecato Brandacujun. Dei cinque PRIMI PIATTI (12-15 euro), cito gli gnocchi di patate sì, ma Quarantine, al ragu di pesce e pomodori Cuordibue.  Nonché i raviolini di erbe selvatiche e “tuccu” con grattata di Toma di Pecora Brigasca. Dei SECONDI PIATTI  (20-25 euro) ecco il Cappon Magro della tradizione, il Ciuppin alla maniera di Pierantonio e, l’intramontabile fritto Misto del Nazionale. Nei DESSERT (8 euro) c’è l’antico … Budino con le uova, nonché le loro torte casereccie e, a questo punto, è indicato anche il coperto di 3 euro che, per la verità, m’è parso poco applicato.

La carta dei vini, curata da Martina Ricchebuono, è stata molto potenziata rispetto al passato ed ha scelte a iosa di Liguri Ponentini, ma anche di molti stranieri e di “bollicine” ; non manca, per il fine pasto una scelta di superalcoolici dal Coffey Gin gapponese, fino al Rhum Vieux 1988 della Martinica.

Insomma, riepilogando, è una sosta che è un vero piacevole e ormai raro tuffo nella cucina ligure più tradizionale, realizzata con materie prime perfette, con procedimenti di cucina impeccabili nella loro semplicità con risultati semplicemente splendidi. Una sosta rassicurante, in tempi di fantasioserie di miscugli e alligazioni cucinarie strampalate, sempre più lontane dai desideri della clientela normale, che desidera coniugare seriamente il verbo mangiare, senza peraltro trovare il verbo ….”spendere” all’imperativo.

Luigino.filippi@alice.it – www.buongiornogourmet.it